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Nabeul (Tunisia): alla ricerca della città sommersa

Nymfarum domus Neapolis - mosaico con Agamennone e il sacerdote troiano Chryse I metà IV sec a.C.

 

 La quinta missione archeologica tunisino-italiana a Neapolis (Nabeul) si è svolta tra il 17 settembre e il 24 settembre 2015. Alla missione hanno partecipato da parte tunisina il Prof. Mounir Fantar, Ispettore dei Governatorato di Nabeul, Bou Aras e Bizerte, il Prof. Mohamed Hassine Fantar, già Directeur de l’Institut National d’archeologie et art della Repubblique Tunisienne e Accademico dei Lincei, il Directeur de la Sauvegarde des Monuments et Sites Fethi Behri con due topografi della sua Direzione, in seno all’INP, insieme alla Conservateur Ishraf Khouni dell'INP e all’archeologa Marwa Hamitouch (Master d’Histoire ancienne) e al Technicien à l’INP, chargé de logistique, dans le cadre du projet de coopèration tuniso-italien sul Portus Neapolitanus, Chokri Cherif. Il 21 settembre al pomeriggio ha partecipato il Directeur General dell’INP Prof. Nabil Khallala. Per la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici "Nesiotika" hanno partecipato Adriana Scarpa, Luciana Tocco, Raimondo Zucca che hanno coordinato gli specializzandi Marco Amadei, Claudio Farre, Giuseppe Padua, Giuseppe Pisanu.

Sede della V Missione è stata, sia la Maison de Fouille di Pupput (Hamamet), luogo del laboratorio e residenza notturno, sia la Maison de Fouille di Neapolis centro delle attività e del dejeuner meridiano. La divisione nelle due sedi si è resa necessaria per il pensionamento dell’antico custode di Neapolis Monsieur Bashir che insieme alla signora assicurava il governo della Maison de Fouille e i saporosi pasti. Di contro la Maison de Fouille di Pupput, ben più vasta di quella di Neapolis, ha potuto godere del lavoro incessante di Madame Samia Soussi, appositamente assunta per tutte le necessità della missione archeologica.

Data la ristrettezza dei giorni di lavoro è risultato necessario l’assunzione di 6 ouvriers rispetto ai tradizionali 3 che hanno svolto il loro lavoro terrestre tutti i giorni della missione a partire dal pomeriggio di giovedì 17 settembre al pomeriggio di mercoledì 23 settembre compresi i giorni di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20.

Si sono attivati due saggi di scavo nell’area terrestre di Neapolis, puntualmente geo referenziati dalle brigate topografiche della Direzione generale de la Sauvegarde des Monuments et Sites. I saggi hanno mirato a definire la rispondenza della semicirconferenza di 54 m di diametro individuata nella immagine satellitare di Google earth dell’ 11 gennaio 2015 con il teatro della Colonia Julia Neapolis. I saggi hanno evidenziato una trincea di spoglio di strutture murarie lungo l’asse OSO/ENE corrispondente all’orientamento dei decumani della colonia. Più in dettaglio le sondage I/2015 potrebbe avere individuato la trincea di spoglio del frons scenae del teatro di Neapolis. Lungo il medesimo asse della trincea di spoglio si è individuato un blocco squadrato in calcare a fior di terra che parrebbe in situ. Il prosieguo delle indagini consentirà di approfondire la problematica architettonica del teatro e in particolare della cavea semicircolare. Le indagini subacquee della V missione archeologica a Neapolis hanno confermato pienamente l’ipotesi di una fascia urbana meridionale sommersa e parzialmente insabbiata, compresa fra il promontorio orientale di Sidi Sliman, la foce del Oued Souhil, l’area prospicente il Club Med, il settore davanti alla Parque archeologique de Neapolis, la foce del Oued Es Sghir ed il settore dell’urbanizzazione costiera nabolitana tra la foce di ques’ultimo Oued e la falesia di Sidi Mahrsi, sulla quale di impostano i resti di una villa maritima, con mosaici ora al museo di Nabeul. La fascia urbana sommersa, allo stato delle conoscenze, appare estesa in direzione sud per circa m 180. La fascia di sabbia, ondulata, sospinta dalle correnti lungo un asse parallelo alla linea di riva derivata anche dalla attività di trasporto delle sabbie del Oued Souhil, ha con certezza ricoperto i resti della città per una larghezza compresa tra i m 11,50 e i m 28, ad una distanza media della linea di riva di circa m 97 e i 28.

Tale dato si ricava dall’osservazione di resti di opus caementicium appena affioranti in questa fascia sabbiosa. Differente appare il caso della copertura sabbiosa delle strutture sommerse più prossime alla linea di riva. Il dato più eclatante è costituito dall’usine de salaison individuata nella prima campagna 2010 davanti alla fascia orientale di ombrelloni della Buvette Neapolis. Tale usine con vasche in opus figlinum non fu osservata nel corso della prospezione 2006 tuniso-française dei fondali prospicienti le vasche del portico est dell’usine de salaison scoperta da Pierre Darmon, che pure mise in evidenza dei muri in cementizio crollati, dei blocchi e delle porzioni di sol (pavimenti non meglio descritti). Evidentemente nel periodo della prospezione 2006 i resti di usine con vasche scoperti nel 2010 erano insabbiati. Le nostre ulteriori missioni tuniso-italiennes (II: settembre 2010; III: settembre 2012; IV: settembre 2013; V: settembre 2015) hanno consentito di verificare la scomparsa sotto le sabbie dell’usine del luglio 2010, parziale nel settembre 2010, totale nel settembre 2012 e 2013, e di nuovo parziale nel settembre 2015, quando, dopo la maestralata del 20 settembre, il lunedì 21 è stata osservata una parte delle strutture in cementizio crollate dell’usine e le porzioni di due pavimenti in opus figlinum. D’altro canto l’indagine su tutte le immagini satellitari Google Earth di Neapolis Africae, tra il 2002 ed il 2015, ha rivelato condizioni di calma di vento e di acque limpide con l’evidenziazione delle strutture in questione (usine del 2010) nel giugno 2013 e nel gennaio 2015. Possiamo ritenere che la copertura di tali strutture con le sabbie sospinte dalle tempeste dai quadranti meridionali sia la regola, mentre le tempeste invernali, alimentate dai venti settentrionali, riducendo la striscia di spiaggia neapolitana, scoprono anche le strutture più prossime alla Buvette Neapolis. La maestralata del 19/20 settembre 2015 con venti forza 4/5 hanno prodigiosamente svelato molte strutture nell’arco di fondale marino che è stato prospettato. Si è attuata la georeferenziazione della gran parte delle strutture connesse alla produzione di garum e di salse di pesce estese dalla foce dell’ Oued Es Sghir all’estuario dell’Oued Souhil, che oggi parrebbero insistere in tale area sommersa senza soluzione di continuità. In particolare è stato rilevante la acquisizione del posizionamento delle vasche in opus figlinum individuate nel settembre 2012 a circa 180 mt. dalla linea di riva inserite all’interno di una struttura rettangolare orientata secondo gli assi della colonia di Neapolis (NNO/SSE e OSO/ENE). Inoltre si è verificato che le vasche individuate nel 2012 erano solo una porzione di quelle osservate nel settembre 2015.

Tra i rinvenimenti di questa campagna si indica la seconda ancora litica a tre fori, individuata da Giuseppe Ennio Pisanu il sabato 19 settembre 2015 di fronte al Club Med; l’ancora in arenaria di forma rettangolare, parzialmente conservata nello spessore, è alta 44 cm, larga 35 cm, spessa cm 6,5/8 residui. Il foro superiore ellittico è di cm 12 x 11; i due fori circolari per l’infissione delle marre lignee hanno entrambi il diametro di cm 6,5. L’ancora in questione rappresenta, insieme all’esemplare individuato nel 2013, l’evoluzione dell’ancora litica ad unico foro centrale e potrebbe rimontare ad età arcaica. Un ceppo d’ancora litico frammentario è stato individuato il 22 settembre e recuperato il giorno successivo dallo stesso scopritore Giuseppe Ennio Pisanu. Si tratta del primo esemplare in ambito del Maghreb di un’ancora a fusto ligneo con ceppo in pietra (spesso marmo) diffuso tra la fine del VII e il V sec a. C., quando il ceppo fu sostituito dal tipo in piombo, nota da non numerosi esemplari noti a Gravisca, Metaponto, Selinunte, Camarina, Mozia, Leuca, Locri Epizefiri, Sardegna (Porto Torres - Stagno di Pilo, Tavolara, San Teodoro), Spina, Laguna Veneta, Mar Nero, Grecia, Cipro, Turchia (Iasos, Alicarnassos, Mileto, Bitinia (cfr. F. Berti, Alcune ipotesi su un ceppo d’ancora da Iasos in Caria, Senecio, Napoli 2014, pp. 1-6).

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