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Nesiotikà: riprende l'attività di ricerca archeologica a Mont'e Prama

I giganti

4 settembre 2017

Dal 4 settembre al 31 ottobre un folto gruppo di studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici della nostra sede universitaria saranno impegnati sul suolo di Mont’e Prama (Cabras) in forza dell’accordo del 15 Marzo 2016, tra Il Consorzio UNO e le Istituzioni del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e per le Province di Oristano e del Sud Sardegna, l'Università degli Studi di Sassari-Dipartimento di storia, Scienze dell’Uomo e della formazione- Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici- sede di Oristano, la Fondazione di Sardegna, il Comune di Cabras, l'Arcidiocesi Arborense ed il Ministero di Giustizia. Casa di Reclusione di Oristano- Massama. L'attuale attività di scavo è realizzata con il finanziamento della Fondazione di Sardegna.

Le indagini saranno svolte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (Alessandro Usai) e dell'Università di Sassari (Raimondo Zucca, Pier Giorgio Spanu, Paolo Bernardini), con il coordinamento didattico – archeologico  degli studenti della Scuola di Specializzazione a cura del Consorzio UNO (Adriana Scarpa, Luciana Tocco) insieme all'archeologo collaboratore, Barbara Panico.

La gestione del cantiere è affidata alla Trowel Società Cooperativa, con il Responsabile, Antonio Vacca ed il Responsabile della Sicurezza, Maurizio Contu.

Mont’e Prama è il sito archeologico più noto ormai della Sardegna e non casualmente per il secondo anno consecutivo il Comune di Cabras con Tharros, San Salvatore, il Museo civico G. Marongiu, che espone le statue di Mont’e Prama, ha guadagnato il numero di visitatori più elevato tra tutti i siti della Sardegna.
Il turismo culturale avanza a gran passi anche nella nostra Sardegna, ora che per la prima volta anche il sito di Mont’e Prama è stato aperto ai visitatori dal passato mese di agosto 2017 e fino al prossimo mese di ottobre.

L’indagine della Soprintendenza Archeologia e dell’Università di Sassari è mirata in primo luogo alla conclusione del settore meridionale dell’area funeraria, in gran parte indagato nel 2014, in secondo luogo ad estendere verso oriente la ricerca per definire il limite orientale delle deposizioni tombali, infine a comprendere il rapporto tra le strutture messe in luce nello scavo della Soprintendenza e la strada funeraria, dove si è individuata dal 1974 la discarica delle statue, dei modelli di nuraghe e dei betili.


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