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Gaetano Ranieri ha annunciato la pubblicazione di un testo su Mont’e Prama

3 giugno 2016

UN LIBRO PER I SEGRETI DEL GEORADAR
di Claudio Zoccheddu

CABRAS «Non vado via per motivi particolari, diciamo che se non ritornerò a Mont' e Prama è solo perché ho finito il mio lavoro». Gaetano Ranieri, geofisico, ex professore dell'università di Cagliari e papà del georadar che ha scandagliato i terreni del Sinis, e che ha contribuito all’emozionante caccia dei tesori archeologici dei nuragici che abitavano le colline del Sinis, ha deciso di precisare alcuni punti della vicenda dei giganti di pietra che l’ha visto protagonista delle prime fasi dello scavo aperto nel 2014 per poi diventare una presenza ingombrante e infine quasi un ospite indesiderato.

A Mont’e Prama è stato svolto comunque un lavoro affascinate da cui è nata una discussione che ha impegnato Gaetano Ranieri per qualche anno, senza che mancassero le frizioni con gli archeologici della soprintendenza ai Beni archeologici della Sardegna, e che lo ha portato in giro per il mondo dopo una ricerca che gli ha permesso di accumulare una mole impressionante di dati: «In realtà ho indagato 14 ettari ma quello che ho scoperto rimarrà custodito nel mio archivio, almeno per il momento», ha precisato il geofisico. Per scoprire qualcosa in più, Ranieri ha dato appuntamento in libreria a tutti i fan del georadar e, soprattutto, a tutti gli appassionati di archeologia che non vedono l'ora di scoprire cosa possa aver scoperto il professore cagliaritano traducendo in parole i dati rilevati dalla sua apparecchiatura: «La stampa è terminata la scorsa settimana. Si tratta di un volume edito da Carlo Delfino e compreso in una collana che si occupa dell'archeologia in Sardegna. In queste pagine ho raccontato alcuni dettagli del nostro lavoro che, lo ribadisco, non è legato all'archeologia ma alla ricerca scientifica.

Io sono un ricercatore, non un archeologo. Per favore, non confondiamo le professioni». E infatti, Ranieri non ha gradito la semplificazione giornalistica che ha definito una delle sue ultime proposte alla stregua di scuola in cui conseguire un master universitario di pregio sui temi archeologici: «Si tratterebbe in realtà di un centro in cui si approfondirebbero i temi legati alle nuove tecnologie in rapporto ai beni culturali. È un'idea che è piaciuta ai docenti dell'Università del Colorado che ne hanno sollecitato l'apertura e che sarebbero pronti a venire nell'oristanese per dare una mano d'aiuto alle ricerche». Un aiuto che, forse, non arriverà. Nel frattempo, a Cabras, sono ripresi i lavori dei restauratori del centro di conservazione archeologica di Roma.


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