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E dagli scavi spunta la piccola mano di un bronzetto

3 ottobre 2017

MONT'E PRAMA. Per gli studiosi si tratta di una scoperta inaspettata che apre nuovi scenari

È ancora troppo presto per sapere se si tratta di un pugilatore o un di arciere. È certo però che gli ultimi reperti archeologici scoperti a Mont'e Prama sono tanti frammenti di un Gigante. Ma non è tutto. Gli archeologi pochi giorni fa si sono ritrovati tra le mani anche una piccola mano di un bronzetto nuragico, già ben custodita nei magazzini del museo di Cabras. Per gli studiosi si tratta di una sorpresa inaspettata. Ciò vuol dire dunque che nell'area funeraria più importante del Mediterraneo, almeno così sostengono gli esperti, non ci sono solo statue nuragiche, tombe, muri e strade.

LE RICERCHE La collina più famosa del Sinis, blindatissima per i curiosi che ogni giorno tentano di avvicinarsi, continua a stupire. Gli archeologi, impegnati dal primo settembre scorso in una nuova campagna di scavo, la quarta dopo quella del 1974, quando furono scoperti i primi Giganti di pietra ora in esposizione tra il museo di Cagliari e Cabras, faranno il punto della ricerca in settimana durante una conferenza stampa. Ma intanto già trapela qualcosa.

LE SCOPERTE «Per noi era scontato scoprire ancora una volta frammenti di statue - ha detto Fausto Martino, dirigente della Soprintendenza archeologica di Cagliari -. Questa volta però ci sono anche altri elementi di varia natura che gli studiosi stanno analizzando per avere un quadro più preciso». Anche il sindaco di Cabras Cristiano Carrus conferma le ultime scoperte: «Per noi è sempre un piacere sapere che Mont'e Prama continua a restituire tesori antichi. Ora più che mai, visto che l'area archeologica il fine settimana è aperta al pubblico. Sono certo che queste recenti scoperte attireranno ancora di più i visitatori».

GLI SCAVI A Mont'e Prama si scava grazie ai 450 mila euro finanziati dalla Fondazione Banco di Sardegna. Un lavoro certosino svolto dagli archeologi della Soprintendenza diretti da Alessandro Usai e da quelli dell'Università di Sassari e del Consorzio Uno di Oristano guidati invece dall'archeologo Momo Zucca. Sul campo anche tre detenuti del carcere di Massama, come avvenne nel 2014. Una collaborazione talmente importante che i 4 Giganti scoperti tre anni furono battezzati con i loro nomi tradotti in sardo: Peppone, Tineddu, Anzeleddu e Mraccu. Le ricerche queste volta andranno avanti sino al 31 ottobre. Poi la grande cassaforte preziosa del Sinis verrà nuovamente richiusa. E chissà per quanto tempo.
Sara Pinna


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