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Laurearsi conviene, ma il posto fisso non c’è E solo il 50% fa ciò per cui ha studiato

12 giugno 2018

Rapporto Almalaurea 2018 - I laureati guadagnano il 40% più dei diplomati. Solo la metà dei dottori ritiene di avere un titolo «molto efficace». Matricole in aumento. Continua la migrazione dal Sud al Nord
di Antonella De Gregorio


Laurearsi conviene
Presentarsi sul mercato del lavoro con un titolo in tasca conviene. Ancora, sempre: ci sono maggiori probabilità di trovare lavoro, più velocemente e si guadagna di più («il 40% più di chi è diplomato», ha commentato il presidente del Consorzio, Ivano Dionigi). Però una laurea non assicura il posto fisso. E forse neanche il «posto dei sogni». L’ultimo rapporto su «Profilo e condizione occupazionale dei laureati» che il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha presentato oggi a Torino - alla presenza di Gaetano Manfredi, rettore dell’Università Federico II di Napoli e di Gianmaria Ajani, rettore dell’ateneo torinese - in occasione del Convegno «Mutamenti strutturali, laureati e posti di lavoro», unisce a qualche considerazione positiva sull’andamento delle immatricolazioni, conclusioni sconfortanti per quanto riguarda gli sbocchi occupazionali. Se infatti migliorano i tassi di occupazione misurati a un anno e a cinque anni dalla laurea, sono anche in aumento i contratti «non standard», mentre diminuisce il lavoro a tempo indeterminato. Le retribuzioni restano sostanzialmente al palo: un anno dopo, 1.107 euro per i laureati di primo livello e 1.153 euro per i laureati magistrali biennali. «Ci sono più immatricolazioni e più occupazione, ma resta un forte divario tra Nord e Sud del Paese ed è forte il problema delle retribuzioni, tra le più basse dei Paesi Ocse», ha sottolineato Manfredi. E il livello di «efficacia» del titolo, cioè la soddisfazione per gli studi fatti «migliora, ma il dato resta basso per oltre la metà dei laureati», dice Dionigi. Il voto oscilla tra il 7,3 degli avvocati e l’8,3 dei dentisti.

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