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Il lavoro del futuro nell’isola sarà 4.0

3 febbraio 2018

Confindustria spiega verso dove evolve il mercato che crea occupazione
Il valore aggiunto sarà sempre di più la capacità di creare tecnologia
di Giovanni Bua

SASSARI - C’è un futuro 4.0 per l’industria della Sardegna. Nel quale possono trovare spazio i “pesanti” serramenti di un’impresa nella zona industriale di Alghero, che risorge a un passo dal fallimento con l’automazione spinta del suo stabilimento e diventa uno dei leader del mercato nazionale, un gruppetto di visionari ingegneri che tornano a casa dai quattro angoli del mondo e in 5 anni fatturano sei milioni facendo diventare “intelligenti” Jaguar e Bmw, uno storico tour operator che mette insieme civiltà nuragica e realtà virtuale e si prepara, con la sua mostra, a conquistare il mondo. Internet delle cose. Un futuro fatto di “internet delle cose” e dall’applicazione massiva della tecnologia ai processi di produzione, che può camminare sulle gambe di una delle più grosse leggi di incentivazione messa in piedi a livello nazionale negli ultimi decenni (il Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020) e dare le ali alle imprese sarde per varcare finalmente leggère il mare. «Un treno – sottolinea Mauro Viscardi, referente di uno dei “cluster” tecnologici nazionali messi in piedi negli ultimi anni per coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese –, che non si può non prendere. Perché non passerà una seconda volta».

Preparati al futuro. Lui è uno degli esperti arrivati ieri a Sassari per l’evento “Industry 4.0: strumenti operativi, tecnologie e servizi di supporto per le imprese” organizzato da Confindustria (e coordinato dal giornalista del Sole 24 ore Luca Orlando) che lo articolerà a livello nazionale in 18 incontri, e ha scelto il capoluogo turritano per l’unica tappa regionale. Cubact. Uno dei motivi è reso palese dalla sede scelta per l’appuntamento: il Cubact, l’incubatore dell’università di Sassari che da anni ha iniziato a sfornare piccole e grandi eccellenze hi-tec, tanto da sentire la necessità di attivare un nuovo corso di ingegneria informatica, come racconta il delegato del rettore per il trasferimento tecnologico Gabriele Mulas, «per soddisfare la “fame” di competenze del territorio». Ma non è certo una battaglia di campanile quella della “quarta rivoluzione industriale”. Che mette insieme piattaforme digitali per il settore turistico e per il trasporto aereo, spinge sul distretto aerospaziale, immagina il futuro del turismo sanitario. E lo fa in “rete”. Il digital innovation hub. «C’è bisogno di servizi, come l’analisi dei fabbisogni, il supporto e il sostegno alle imprese nella trasformazione digitale e nella creazione di reti. Serve aiuto nell’ambito tecnologico, con la robotica avanzata, la customizzazione   di massa, l’e-commerce. Ma anche la ciber-sicurezza e i big data». Parole di Alberto Scanu, presidente di Confindustria Sardegna e responsabile del Dih regionale, la “porta di accesso” delle imprese al mondo di Industria 4.0 che Confindustria ha messo in piedi in tutta Italia e che, con l’aiuto di Regione, università, Confcommercio, Unioncamere e Sardegna ricerche, opera nell’Isola dal 2017. Il punto è che con l’internet elle cose (l’IoT) il processo produttivo cambierà in maniera radicale, con sempre meno necessità di addetti per operazioni meccaniche e nuove competenze necessarie per le attività di settaggio dei macchinari e della soluzione dei problemi. Il processo, imprescindibile se si vuole rimanere sul mercato, va non solo agevolato ma governato. Anche a livello contrattuale e sindacale. «Poiché Industria 4.0 avrà un impatto significativo sul mondo del lavoro, il contesto normativo e istituzionale – spiega Scanu – ha un ruolo chiave nell’influenzare le condizioni che permettono un effetto netto positivo in termini occupazionali e salariali».

L’uomo e il cane. Bisogna insomma evitare, spiega Leonardo Quattrocchi, manager e docente alla Luiss, che si avveri la profezia dell’ex Ceo di Autodesk, Carl Bass, che sosteneva che in futuro in fabbrica rimarranno solo un uomo e un cane, l’uomo per dar da mangiare al cane e il cane per controllare che l’uomo non tocchi le macchine. «Perché se è vero – argomenta – che il 28% dei lavoratori saranno sostituiti dai robot, ci saranno il 35% di possibilità di lavoro in più nell’ingegneria e nella sistemistica robotica. Certo è che se prima si diceva che chi non aveva voglia di studiare andava a lavorare, ora bisogna convincersi del fatto che bisogna studiare tanto, o altrimenti non si troverà più posto nel mondo del lavoro». Osare. Studiare, cambiare, osare. Tre verbi che la Sardegna deve riuscire a fare propri. Perché mai epoca è stata più favorevole di questa per alleviare i disagi dell’essere circondati dal mare, facendo rimarginare le ferite del fallimento dell’industria pesante e cogliendo finalmente le infinite possibilità che storia, ambiente, turismo, enogastronomia e cultura danno all’Isola. Che, col giusto e doveroso supporto delle istituzioni, deve solo una volta per tutte imparare a volare.


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