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Università, più fondi a chi è meno raggiungibile coi trasporti

9 agosto 2018

Il nuovo decreto introduce criteri che aiutano i piccoli atenei e quelli con più iscritti in condizioni economiche disagiate. Il presidente della Crui: "Bene, ma i finanziamenti complessivi devono crescere"
di ILARIA VENTURI

Più risorse alle università difficili da raggiungere coi mezzi di trasporto. E a quelle che hanno un maggior numero di iscritti in condizioni economiche disagiate. Cambiano i criteri per l'assegnazione di una quota – il 22% - dei finanziamenti ordinari (Ffo) per gli atenei. Il decreto del ministro Marco Bussetti è uscito ieri e risponde alla logica di "superare il meccanismo basato sulla spesa storica delle università", spiegano dal Miur, e di tenere maggiormente conto delle differenze fra atenei. Un nodo che ogni anno emerge, con la protesta delle università spaccate tra Nord e Sud. Il provvedimento piace alla Conferenza dei rettori (Crui), ma il suo presidente Gaetano Manfredi avverte: "Rimane il problema dei finanziamenti complessivi alle università che sono rimasti sostanzialmente invariati dallo scorso anno. Per poter dare una formazione di qualità occorrono investimenti. Abbiamo la metà delle risorse della Francia, investiamo un terzo rispetto alla Germania".

Il decreto cambia il "costo standard" per studente, il parametro utilizzato dal 2014 per assegnare una parte del fondo di finanziamento degli atenei  (tra 1,4 e 1,7 miliardi di euro) introducendo due importi perequativi che tengono conto di due aspetti: il reddito medio familiare della Regione dove ha sede l’università e alla capacità contributiva effettiva degli iscritti (voce già presente che viene amplificata) e l'accessibilità dell'ateneo. "Si va così incontro alle realtà in cui gli studenti partono da condizioni più svantaggiate", spiega il Miur. E "si tiene conto della rete dei trasporti e dei collegamenti in modo da compensare le università che logisticamente sono più difficili da raggiungere". Per il triennio 2018-2020 il costo standard rappresenta il modello per ripartire rispettivamente il 22%, il 24% e il 26% dell'Ffo.

"Siamo soddisfatti dei nuovi criteri, la Conferenza è stata ascoltata su questo perché il sistema deve rimanere unitario, deve tenere conto delle esigenze di tutti tanto più in un Paese come il nostro che ha evidenti divari tra atenei piccoli e grandi, tra università in zone più ricche e altre in areee più deboli economicamente", commenta Manfredi. Il nodo rimane quello delle risorse ripartite. "Sono poche, al netto dell'incremento dovuto ai fondi per i dipartimenti di eccellenza l'Ffo è rimasto invariato", osserva il presidente della Crui. "Questo è un problema in un sistema universitario sottofinanziato dove sono cresciuti i costi del personale e dove aumentano gli iscritti: un bene per il Paese avvicinare sempre più giovani agli studi universitari, ma per dare risposte di qualità occorrono investimenti adeguati".

Leggi l'articolo integrale su repubblica.it

 


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