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Matricole in crescita nei due atenei. C’è chi si prenota per tentare 11 prove diverse

1 settembre 2018

«MOLTI I NUOVI CORSI MA IL MERCATO NON È L'UNICO FARO»
«Lei riesce a immaginare un'università in un'isola come la Sardegna senza una facoltà di studi umanistici, priva del corso di Filosofia? Difficile. Ecco perché abbiamo il dovere di innovarci e di introdurre nuovi corsi ma senza dimenticare una formazione generalista e senza inseguire affannosamente un mercato che cambia in pochi anni».
Francesco Mola, prorettore statistico dell'università di Cagliari, ragiona ad ampio spettro sui dati pubblicati nei giorni scorsi da Unioncamere che attestano che anche in Sardegna circa la metà delle imprese non trova i profili professionali che cerca. C'è carenza di tecnici programmatori, di ingegneri energetici e meccanici, di analisti e progettisti di software, di professionisti tecnici della salute e di altre figure.
Dal rapporto sembra che il mercato richieda più figure di quelle che riuscite a formare.
«Il ragionamento è complesso. La prima risposta che posso darle è che anche quest'anno abbiamo introdotto nuovi corsi di laurea sia triennali che magistrali anche per andare incontro al mercato. Ma va chiarito che l'università non può formare unicamente alle professioni perché le professioni cambiano rapidamente».
Può fare un esempio?
«Potremmo formare un programmatore di uno specifico linguaggio che fra tre anni non vale più. Abbiamo il dovere di pensare in modo più ampio».
In che senso?
«Non possiamo fornire competenza valide per i prossimi cinque anni e poi lasciare i ragazzi disoccupati. Abbiamo il dovere di formare laureati magistrali in grado di resistere alle crisi e ricollocarsi».
Però, ad esempio, mancano informatici.
«Infatti abbiamo potenziato i corsi, sia quelli della facoltà di Matematica che quelli di Ingegneria. Inoltre abbiamo introdotto le lauree magistrali in “Computer engineering, cybersecurity and artificial intelligence” e “Data science, business analytics e innovazione“. Negli ultimi anni abbiamo fatto un grande sforzo».
Ma forse non è sufficiente.
«Possibile, ma se dovessimo stare dietro a tutte le richieste specifiche dovremmo accendere un numero illimitato di corsi e ciò non è possibile. Il ministero non ce lo consente anche perché servirebbero più persone e più fondi. Purtroppo i finanziamenti anziché aumentare diminuiscono ogni anno».
Dunque quando istituite un nuovo corso di laurea come fate?
«Siamo costretti a chiuderne un altro. Lavoriamo costantemente alla qualificazione degli indirizzi, vogliamo che gli studenti abbiamo basi solide comuni e poi si possano specializzare con master e dottorati di ricerca».
Non potreste avere meno corsi ma più orientati al mercato?
«Il nostro è l'ateneo di un'isola e dobbiamo essere anche generalisti. Le discipline umanistiche possono non avere appeal sul mercato ma possiamo permetterci di non averle?»
In che modo interagite con le organizzazioni di categoria?
«Abbiamo un rapporto costante. Ogni corso di laurea ha un comitato di indirizzo di cui fanno parte esperti in rappresentanza di tutte le realtà professionali e imprenditoriali».
Dopo la laurea triennale non tutti gli studenti trovano adeguati corsi magistrali per specializzarsi.
«Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato molto in questa direzione e oggi abbiamo un'offerta ampia e di qualità. Alcuni corsi di laurea sono diventati indirizzi così abbiamo liberato risorse per le magistrali. Vogliamo evitare che i nostri ragazzi siano costretti ad andare altrove per completare gli studi».
Eppure quelli che emigrano sono sempre di più.
«L'importante è poter scegliere se stare qui o andare fuori».
Fabio Manca


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